COLONNA VERTEBRALE E RIEDUCAZIONE RESPIRATORIA: la riabilitazione in SSc

COLONNA VERTEBRALE E RIEDUCAZIONE RESPIRATORIA: la riabilitazione in SSc

La sclerosi sistemica  è una malattia cronica evolutiva la cui caratteristica piu’ evidente è l’indurimento e l’ispessimento della cute in zone più o meno estese della superficie corporea. Interessando molteplici apparati , e non ultima la cute, compromette in modo importante la qualità della vita dei soggetti colpiti sia per ciò che riguarda la malattia e le notevoli limitazioni che comporta, sia per la componente psicologica che ne consegue.

L’ispessimento della cute provoca infatti importanti limitazioni articolari le quali portano ad una progressiva riduzione del numero e della qualità delle attività del soggetto che può svolgere  quotidianamente; inoltre la patologia altera in modo a volte devastante la fisionomia dei soggetti  colpiti, fino  al punto di non esservi più corrispondenza fra l’età anagrafica e quella dimostrata.

Accanto all’aspetto puramente estetico, devono essere presi in considerazione anche i problemi derivanti dalle limitazioni funzionali dell’articolazione temporo mandibolare impedendo il normale svolgimento  di attività quotidiane quale l’alimentarsi, l’igiene orale, la normale conversazione.

Le alterazioni cutanee sono caratterizzate  da assottigliamento della strato epidermico , stravolto da fasci compatti di collagene che decorrono paralleli all’epidermide stessa, o che si connettono con i tessuti sottostanti. Le appendici dermiche sono atrofiche e scompaiono gli ancoraggi papillari.

A livello muscolare si assiste nella fase precoce ad edema interstiziale con infiltrato perivascolare da parte di linfociti e plasmacellule, mentre nella fase conclamata progressiva si riscontrano i soliti fasci compatti di collagene  che portano ad una fibrosi interstiziale progressiva  e frequentemente ad alterazioni regressive delle fibre muscolari medesime.

 

La terapia riabilitativa

La terapia farmacologia per quanto fondamentale, può trovare vantaggio dall’associazione della terapia riabilitativa che agisce sui diversi fronti di coinvolgimento della malattia per offrire al paziente la migliore  qualità di vita possibile.

Dal punto di vista fisiochinesiterapico è possibile migliorare la situazione motoria del paziente e di prevenire ulteriori complicanze.

Presso l’Istituto Scientifico di Montescano, Pavia – Fondazione Maugeri – IRCCS – è stato impostato, tra gli altri, un intervento riabilitativo multidisciplinare mirato composto da sedute di cinesiterapia del rachide  e dei cingoli associata a cinesiterapia respiratoria.

 

Cinesiterapia del rachide.

La diminuita elasticità del tessuto connettivo provocata dalla sclerodermia, induce una retrazione di tutti i muscoli. Questa retrazione si ripercuote a livello di tutte le strutture corporee tra cui anche la colonna vertebrale ed i cingoli i quali, data la loro rilevanza da un punto di vista funzionale devono essere particolarmente tenuti in considerazione nel training riabilitativo. E’ quindi opportuno cercare di mantenere ed, eventualmente, aumentare il range articolare con esercizi di mobilizzazione specifica e generale.

Presso il centro medico di Montescano, si sono individuati una serie di esercizi che, in parte, sono stati studiati per interessare in modo specifico il rachide e i cingoli e, in parte, vengono associati alla rieducazione respiratoria. In questo modo è possibile ottenere un’intensa mobilizzazione di rachide e cingoli riducendo la durata della seduta senza affaticare eccessivamente il paziente.

 ESEMPI DI CINESITERAPIA ATTIVA GLOBALE ABBINATA  ALLA  GINNASTICA RESPIRATORIA.

L’anatomia articolare, e in particolare la relativa lassità ed elasticità dell’apparato capsulo legamentoso, permette di comprendere che l’articolazione non è un meccanismo rigido il cui movimento avviene solo entro schemi prefissati. Accanto al movimento che l’articolazione può compiere attivamente vi è, infatti, la possibilità di riprodurre passivamente movimenti molto più ampi, o addirittura movimenti che non sono possibili volontariamente. E’ soprattutto a questo tipo di movimento, denominato gioco articolare, che sono rivolte le manovre manipolative articolari. Esso rappresenta quel margine di “tolleranza” che permette di compiere i movimenti finalizzati, i quali devono sempre essere accompagnati da movimenti accessori di aggiustamento. E’ importante notare come, nei casi di limitazione, sia rilevabile una netta diminuzione del gioco articolare. Ripristinando questi movimenti accessori con manovre specifiche (scivolamenti e traslazioni  elle superfici articolari), si agirà sull’apparato capsulo legamentoso con effetto contrastante il movimento retrazionale.

5  Marzo  2012

Fondazione Maugeri – U.O. Montescano , Pavia Riabilitazione Neuromotoria Responsabile dottor Guido Felictti
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